In Altum

Madonna delle Nevi, plasma il nostro cuore a immagine del tuo.

Percorrere il cammino della perfezione

Pubblicato nella sezione (In Altum n° 186)

Omelia del Cardinale Raymond Leo Burke
in occasione della festa dell’apostolo San Giacomo, 25 luglio 2026

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L’apostolo San Giacomo il Maggiore, insieme a San Giovanni, il discepolo prediletto, suo fratello di sangue, e San Pietro, principe degli Apostoli, ha goduto del favore speciale di Nostro Signore. [...] San Giacomo il Maggiore è per noi un grande maestro e intercessore nel seguire Cristo secondo la nostra vocazione, utilizzando i doni con cui Dio ci ha arricchiti per amare come Cristo ama. Noi, come Giacomo, abbiamo bisogno di purificazione. Anche noi dobbiamo percorrere ogni giorno il cammino della perfezione simile a quella di Cristo, confidando nella grazia riversata nei nostri cuori dal Cuore gloriosamente trafitto di Gesù, ricordando le sue parole nel Discorso della Montagna:

«Siate dunque perfetti, come è perfetto il Padre vostro celeste».

Troppo spesso cerchiamo riconoscimento e ammirazione per il bene che facciamo. Vogliamo assicurarci che tutti sappiano quanto ci sacrifichiamo e quanto lavoriamo. Troppo spesso cadiamo nell’autocommiserazione e nello scoraggiamento di fronte alle sfide che una cultura segnata da un secolarismo generalizzato pone alla nostra vocazione. Giacomo ci insegna che dobbiamo avere un’unica preoccupazione: servire il nostro Maestro con un amore fedele e perseverante, e confidare nella sua vittoria sul peccato e sulla morte, nella sua vittoria della vita eterna, anche se il nostro servizio richiede di dare la nostra vita per amore di Lui. [...]

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È così che san Giovanni Paolo II ha elaborato La Regola per i matrimoni, la misura con cui coloro che sono chiamati alla vita matrimoniale devono cercare la perfezione dell’amore che si sono reciprocamente promessi il giorno delle nozze, il cammino attraverso il quale devono rispondere alla grazia celeste conferita dal sacramento del Matrimonio. Nelle sue «Riflessioni sul matrimonio», don Wojtyła ci insegna:

"Il sacramento, in quanto segno efficace della grazia, crea nella natura delle forze soprannaturali, forze che rendono possibile la piena vita dell’essere umano, cioè una vita conforme ai piani e ai disegni del Creatore per l’umanità. Queste forze rendono possibile tale vita per la persona umana, ma non la realizzano da sole. È quindi necessario trarne tutto ciò che contengono e applicarlo alla vita personale. Questo è già compito dell’uomo, o delle persone che, attraverso il sacramento, entrano nell’orbita della grazia."

L’alleanza matrimoniale e la vita coniugale, verso le quali la natura orienta l’uomo e la donna, partecipano, attraverso il sacramento del Santo Matrimonio, alla vittoria sul peccato che Cristo ha ottenuto per noi sulla Croce. La grazia del Santo Matrimonio non è un ideale a cui solo pochi giungono, ma una realtà oggettiva, un dono soprannaturale che conduce l’uomo e la donna a cercare la salvezza eterna dell’altro attraverso la via dell’amore divino. Nel testo che accompagna La Regola, intitolato «L’amore è il fondamento morale del matrimonio», il vescovo Karol Wojtyła ha scritto:

Dobbiamo riconoscere chiaramente che la grazia sacramentale del matrimonio non è semplicemente una teoria, ma un vero e proprio dono con cui gli sposi possono e devono costruire una certa perfezione cristiana propria della loro vocazione e della multiforme totalità che costituisce la loro vita coniugale…”

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La perfezione cristiana consiste nell’amore. L’amore è anche il fondamento morale del matrimonio. Ecco perché il matrimonio apre la possibilità della perfezione cristiana…

L’uomo moderno si trova spesso di fronte a questa sfida fondamentale: mi imponi un fardello insopportabile e, allo stesso tempo, lo paragoni a quello «stato di perfezione» in cui, chissà, forse è più facile vivere… Prima di tutto, ciò solleva la questione se il nostro modo di concepire il matrimonio non sia «troppo basso», pur esigendo così tanto da esso. Forse è meglio porre l’intera questione a un livello molto più elevato…

Il Santo Sacrificio della Messa, Pane celeste del nostro pellegrinaggio terreno, attraverso il quale Nostro Signore rinnova il suo sacrificio del Calvario e nel quale uniamo i nostri cuori al suo, gloriosamente trafitto, nel modo più perfetto possibile su questa terra, costituisce quel livello superiore di amore puro e disinteressato che sostiene la vita matrimoniale. Tutte le nostre domande sul matrimonio devono essere poste a livello del Sacrificio Eucaristico di Nostro Signore Gesù Cristo, a livello della perfezione dell’amore divino.

Ispirati dall’esempio di san Giacomo il Maggiore e aiutati dalla sua intercessione, decidiamoci a riprendere con nuovo entusiasmo e nuove energie le pratiche spirituali attraverso le quali i nostri cuori dimorano pienamente e fermamente nel Cuore di Gesù per la trasformazione del mondo mediante il sacramento del Santo Matrimonio e il suo frutto incomparabile: la famiglia. Siamo pronti al martirio, se non il martirio rosso del sangue, certamente il martirio bianco della fedele testimonianza a Nostro Signore di fronte all’indifferenza, alla derisione e alla persecuzione.

Accostandoci al Cuore Immacolato di Maria, Nostra Signora di Guadalupe, la Vergine Madre di Dio, affidiamo i nostri cuori a Nostro Signore nel suo Sacrificio Eucaristico. Prepariamoci a ricevere il frutto incomparabile del suo Sacrificio: il suo Corpo, il suo Sangue, la sua Anima e la sua Divinità. Che nel Cuore Eucaristico di Gesù i nostri cuori siano purificati da ogni peccato e infiammati dal suo amore puro e disinteressato. Così potremo vivere «sempre consegnati alla morte per amore di Gesù, affinché anche la vita di Gesù si manifesti nella nostra carne mortale».

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La frase :

«Insieme, cerchiamo di percepire i palpiti del cuore materno della nostra cara Mamma celeste, di ricordare le sue parole e di ascoltare il messaggio che ci propone ancora oggi.»

Cardinale Dias, 8 dicembre 2007, Lourdes

 

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