Fra Agostino Maria del Santissimo Sacramento (2/2)
"Freccia di fuoco"
Questo titolo di una biografia di fra Agostino Maria ci dice qualcosa della sua anima ardente e missionaria. Dopo la sua ordinazione, non risparmiò alcuno sforzo per far conoscere Gesù Eucaristia e la gioia di amarlo. Al momento della sua professione religiosa, fece quattro voti: povertà, castità, obbedienza e umiltà (secondo una tradizione carmelitana), oltre a un voto speciale concesso dal suo superiore, in onore del Santissimo Sacramento, con il quale si impegnò a non predicare mai senza parlare dell’Eucaristia. Rimase fedele a questo impegno e percorse migliaia di chilometri, mettendo a dura prova la sua fragile salute tra le fatiche e le difficoltà dei primi viaggi in treno.
Fondò numerosi conventi di carmelitani e carmelitane e si dedicò alla loro costruzione o al restauro dei monasteri e delle chiese profanate durante le persecuzioni. Continuò a comporre inni per finanziare queste fondazioni. A Londra, riportò l’ordine dei Carmelitani, cacciato dall’Inghilterra dagli anglicani, e conquistò i cuori con un coraggioso apostolato, in particolare tra i prigionieri.
La santità fioriva abbondantemente in quel periodo. Incontrò così dei grandi santi e collaborò con alcuni di loro. Parliamo di due di loro: fra Agostino Maria incontrò più volte il santo Curato d’Ars, il quale incoraggiò la sua predicazione e benedisse due delle sue opere: l’Azione di Grazia, condividendo la sua preoccupazione per la terribile mancanza di riconoscenza delle anime verso Dio; e la fondazione del santo Deserto di Tarasteix, avvertendolo tuttavia che avrebbe tratto ben poco beneficio personale da quel luogo di silenzio e di solitudine.
Fu anche vicino alla maestra di Santa Bernadette e ebbe l’occasione di conversare con lei. Il 20 settembre 1858, fu ribadito il divieto civile di processioni e preghiere alla grotta di Lourdes, il giorno 21, fra Agostino Maria cantò con tutto il cuore in testa a una processione e intonò il primo Magnificat pubblico alla grotta. Mise in musica il primo inno in onore di Nostra Signora di Lourdes, «La buona Madre ha sorriso», e commissionò il primo stendardo con la sua effigie per il suo convento di Lione. Alcuni anni dopo, lì fu miracolosamente guarito da una grave oftalmia.
La guerra franco-prussiana (1870-1871) scoppiò mentre era maestro dei novizi a Broussey. Constando la crescente ostilità nei confronti dei religiosi ed essendo egli stesso di nazionalità tedesca, decise di lasciare la Francia per placare la situazione nel convento. Viene chiamato a prestare servizio come cappellano presso i prigionieri francesi in Germania, a Spandau. Umile e abbandonato, accetta questa missione in spirito di espiazione per i suoi anni di vana gloria. Si dedica ad essa con tutto il cuore: «Era come un amabile e buon padre tra i prigionieri».
Cura i mali dell’anima e del corpo, e contrae lui stesso il vaiolo che lo porterà alla morte nel giro di tre settimane. Alla vigilia della sua morte, bacia il crocifisso: «Ecco il mio amico, ecco il mio migliore amico!». Spirò il 20 gennaio 1871 in odore di santità, sulle parole del Salve Regina: «E mostraci, dopo questo esilio, Gesù, il frutto benedetto del tuo seno!»


