In Altum

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Il mago Houdini

Pubblicato nella sezione (In Altum n° 186)

Il re dell’evasione (1874-1926)

 

Erik Weisz nasce a Budapest, ma già all’età di quattro anni emigra negli Stati Uniti con la sua famiglia. Il piccolo Erik, dotato di un’eccellente forma fisica – una qualità che manterrà per tutta la vita – forma con i suoi compagni un circo di cui è il trapezista.

A New York, Weisz lavora in una fabbrica, dove conosce un ragazzo della sua età, appassionato di magia, che gli fa leggere le memorie del prestigiatore francese Jean Eugène Robert-Houdin (1805-1871), il padre dell’illusionismo moderno. Affascinato, Erik decide di chiamarsi Houdini, in omaggio a colui che considera come suo mentore. Poco dopo lascia il lavoro per dedicarsi all’illusionismo.

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Houdini eseguiva trucchi di prestidigitazione tradizionali con carte o monete, ma il numero che riscosse maggior successo era quello dell’escapologia, nome dato all’arte di liberarsi dalle catene senza che il pubblico capisse come il mago riuscisse ad aprire i meccanismi. Le sue conoscenze in materia di serrature gli permettevano di liberarsi dalle manette che gli serravano sia i polsi che le caviglie.

Il numero che riscosse il maggior successo all’inizio della sua carriera era la metamorfosi. Durante questo numero, Houdini veniva legato e infilato in un sacco posto all’interno di un baule che sua moglie chiudeva a chiave. Poi lei tirava una tenda per nascondersi agli occhi degli spettatori, quindi batteva tre volte le mani. Quando la tenda si apriva, Houdini appariva, liberato, accanto al baule e al sacco... da cui usciva sua moglie ammanettata. Grazie a una serie di ingegnosi trucchi, i coniugi riuscivano a effettuare lo scambio in appena tre secondi !Ma la concorrenza tra maghi è notevole, e Houdini capisce di aver bisogno di pubblicità. Così, ogni volta che arrivava in una città, si recava alla stazione di polizia per chiedere di essere rinchiuso, affermando di aver bisogno solo di pochi minuti per evadere. I poliziotti lo prendevano in parola, ritenendo che quel fanfarone volesse prendersi gioco di loro. Houdini veniva quindi rinchiuso e, pochi minuti dopo, usciva effettivamente dalla porta della cella, con grande sorpresa dei poliziotti!

I suoi spettacoli diventano molto apprezzati negli Stati Uniti e viene chiamato a esibirsi nelle capitali europee con un successo clamoroso. Ora si lancia in acqua, ammanettato, da un ponte. Si fa rinchiudere in una cassa immersa nel mezzo di un fiume. Avvolto in una camicia di forza e sollevato con una gru, riesce ancora una volta a liberarsi. L’entusiasmo suscitato dai suoi spettacoli acquatici, realizzati davanti a migliaia di spettatori, gli ispira l’idea di un nuovo numero per il teatro: farsi rinchiudere, ammanettato, a testa in giù, in un barile pieno d’acqua accuratamente tappato, per riapparire dopo pochi minuti!

Il suo segreto? Aveva sempre un filo di ferro fissato sotto il piede, che gli permetteva di aprire qualsiasi serratura. Inoltre, Houdini aveva piedi agili come le mani e possedeva un’incredibile capacità di gonfiare i muscoli (persino quelli dei polsi!). Per la nostra crescita personale, ricordiamo che se liberarsi dalle catene era per lui un gioco da ragazzi, affermava che il suo sforzo principale era dominare la paura... «Se mi faccio prendere dal panico, sono spacciato». Un motto anche per noi?

 

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