In Altum

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La liturgia

Pubblicato nella sezione (In Altum n° 184)

Tra gioco e arte...

Nel suo libro Lo spirito della liturgia, Romano Guardini, l’eminente liturgista e teologo tedesco – ma prima di tutto sacerdote – ha brillantemente collegato questa disciplina ecclesiale ai concetti di gioco e di arte. La liturgia è un po’ entrambe le cose allo stesso tempo, al crocevia tra l’una e l’altra, potremmo dire, ed è proprio in questo che risiede la sua bellezza.

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Consideriamo innanzitutto la sua dimensione ludica. A rigor di termini, un gioco è un’attività priva di utilità. Certo, il gioco è utile al bambino per sfogarsi, e anche per sviluppare la vivacità delle sue capacità cognitive. Tuttavia, rispetto all’insieme della vita sociale, il gioco del bambino è perfettamente inutile. Il mondo degli adulti è basato sull’efficienza, la redditività, l’efficacia, ecc.; il gioco non vi trova posto. Il corso della vita sociale misura il valore delle cose (e delle persone) a partire dall’esterno di esse. Intese come luogo di passaggio per il flusso degli affari, esse li servono o li rallentano nel loro percorso verso l'obiettivo che è stato loro fissato. Eppure, ogni cosa è dotata di una ragione d’essere non solo in quanto serve a un fine – in quanto è utile agli altri – ma anche in quanto è rivestita di un senso. Nelle sue corse, nei suoi gesti precisi e nei suoi atteggiamenti strani agli occhi di chi guarda dall’esterno, nelle sue grida, nei suoi canti e nelle sue danze accuratamente regolate, il bambino esprime tutto ciò che è, manifesta vivamente la gioia della sua esistenza, della sua vita, senza altro scopo che questo.

La dimensione dell’arte possiede qualcosa di simile a quella del gioco. Anche qui l’utilità è molto secondaria. L’arte è innanzitutto il luogo in cui l’uomo esprime le sue aspirazioni più elevate, i suoi sogni, i desideri profondi che lo abitano e lo muovono. Attraverso la realizzazione concreta, plastica, che prende forma attraverso le sue mani, e attraverso la rappresentazione che ne scaturisce, vengono esternati, nella pienezza del loro senso, quei mondi interiori che lo abitano. La redditività richiesta dal tempo che scorre inesorabilmente qui non ha posto. L’artista non vive nel tempo né nella materia, vive nello spirito.

È così che certe cose o certi oggetti non hanno alcuna utilità ma sono pieni di senso. Guardini scriveva così: «Utilità e senso sono le due forme che può assumere il diritto di un essere all’esistenza. Dal punto di vista dell’utilità, l’oggetto si inserisce in un ordine che lo supera; dal punto di vista del senso, riposa in se stesso […] e [sboccia] come una rivelazione naturale del Dio vivente.»

È il caso della liturgia, al crocevia tra il gioco e la creazione artistica, eppure ben più che la somma delle due cose. Ben più di un gioco, perché è la vita vera, la vita eterna dei figli di Dio che vi si costruisce. Ben più di un’arte, perché i sogni e le aspirazioni che vi si esprimono diventano realtà. Quindi sì, davvero, la liturgia è bella, perché la sua essenza e il suo significato intimo si manifestano pienamente, si esprimono nel suo essere. Davvero, la liturgia è bella perché è la piena espressione della verità divina.

Crediti fotografici : © Mazur/cbcew.org.uk - Flickr

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