In Altum

Madonna delle Nevi, plasma il nostro cuore a immagine del tuo.

Il Davide polacco contro il Golia turco

Pubblicato nella sezione (In Altum n° 187)

Quando il solo desiderio di operare per la maggiore gloria di Dio assicura la vittoria e la salvezza

Nel 1683, trecentomila turchi comandati dal gran visir Kara Mustafa assediavano Vienna dal 14 luglio. Se la città fosse caduta, nulla avrebbe impedito loro di conquistare Roma. Di fronte al pericolo, Innocenzo XI poté contare solo sul re di Polonia, Giovanni III Sobieski. Il Papa inviò il beato Marco d’Aviano, cappuccino, per convincere il re, che si trovava in pellegrinaggio a Częstochowa. Convinto, il sovrano partì con il suo esercito il 15 agosto e giunse in vista di Vienna il 10 settembre.

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Il 12 settembre 1683, il re partecipò alla messa celebrata da padre Marco d’Aviano in onore della Vergine Maria: ricevette la comunione, diede l’investitura di cavaliere a suo figlio e assunse il comando dell’esercito polacco, al quale si erano uniti quelli del duca di Lorena e del principe di Waldeck. Invocò il Santo Nome di Maria e chiese la sua protezione sull’esercito. Gli eserciti riuniti contavano da tre a cinque volte meno soldati dei turchi. «Oggi – esclamò - è in gioco tutto insieme: la liberazione di Vienna, la salvaguardia della Polonia e la salvezza dell’intera cristianità!»

Padre Marc benedisse i soldati e predisse loro la vittoria; poi, invece di concludere con «Ite missa est», gridò: «Ioannes vinces!» («Giovanni vincerà!»). Giovanni Sobieski, mentre caricava, gridò: «Non nobis, Domine, non nobis, sed nomini tuo da gloriam! Non a noi, Signore, non a noi, ma al Tuo Nome dà gloria (Salmo 115)».

L’esercito degli alleati attaccò ripetutamente l’esercito turco per tutto il giorno, mentre la valorosa cavalleria polacca assalì l’accampamento del visir Kara Mustafa. Fu una disfatta per l’esercito turco, il visir dovette fuggire. Nella Vienna liberata, Giovanni Sobieski insieme ai suoi generali si recò alla chiesa degli Agostiniani, davanti alla statua della Madonna di Loreto, per renderle omaggio. Sobieski inviò a Innocenzo XI gli stendardi turchi catturati con una nota che riprendeva la citazione di Giulio Cesare «Veni, vidi, vici» (Venni, vidi, vinsi), ma modificandola così: "Venimus, vidimus, Deus vincit" (Venimmo, vedemmo, Dio vinse). Il 25 novembre, un decreto istituì la festa del Santo Nome di Maria per la domenica nell’ottava della Natività della Vergine Maria. Successivamente, la festa fu spostata alla data dell’anniversario della battaglia: il 12 settembre. Questa festa fu abolita nel 1970, ma fu ripristinata nel 2002 da Papa San Giovanni Paolo II.

Per concludere, ecco un piccolo aneddoto per mostrare l’influenza di questa vittoria in ambito culinario. Il croissant fu creato dai fornai viennesi in seguito alla vittoria. Infatti, durante l’assedio e prima della sua fine, gli Ottomani avevano tentato di conquistare la città attraverso gallerie scavate sotto le mura. I fornai, che lavoravano di notte, udirono i turchi scavare le gallerie e diedero l’allarme, il che permise di sventare i loro piani. Per quanto riguarda il cappuccino, il suo nome deriva dal beato Marco d’Aviano, cappuccino; i turchi, in fuga, avevano lasciato dei sacchi di caffè con cui il religioso preparò una bevanda.

 

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