In Altum

Madonna delle Nevi, plasma il nostro cuore a immagine del tuo.

Siate santi!

Pubblicato nella sezione (In Altum n° 181)

Papa Leone XIV ha rivolto ai sacerdoti della diocesi di Madrid un bellissimo messaggio, di cui riportiamo alcuni estratti.

"Cari figli, permettetemi di parlarvi oggi del sacerdozio avvalendomi di un’immagine che conoscete bene: la vostra cattedrale. Non per descrivere un edificio, ma per imparare da esso. Perché le cattedrali — come qualsiasi luogo sacro — esistono, come il sacerdozio, per condurre all’incontro con Dio e alla riconciliazione con i nostri fratelli, e i loro elementi racchiudono una lezione per la nostra vita e il nostro ministero.

Page03-Élévation.PNG

Contemplandone la facciata, impariamo già qualcosa di essenziale. È la prima cosa che si vede, eppure non dice tutto: indica, suggerisce, invita. Così anche il sacerdote non vive per esibirsi, ma neppure per nascondersi. La sua vita è chiamata a essere visibile, coerente e riconoscibile, anche quando non è sempre compresa. La facciata non esiste per sé stessa: conduce all’interno. Allo stesso modo, il sacerdote non è mai fine a sé stesso. Tutta la sua vita è chiamata a rimandare a Dio e ad accompagnare il passaggio verso il Mistero, senza usurparne il posto.

Una volta giunti alla soglia, comprendiamo che non conviene che tutto entri all’interno, perché è spazio sacro. La soglia segna un passaggio, una separazione necessaria. Prima di entrare, qualcosa rimane fuori. Anche il sacerdozio si vive così: stando nel mondo, ma senza essere del mondo (cfr. Gv 17, 14). In questo crocevia si situano il celibato, la povertà e l’obbedienza; non come negazione della vita, ma come la forma concreta che permette al sacerdote di appartenere interamente a Dio senza smettere di camminare tra gli uomini. (…)

Page04-Pape-ordination.jpg

Percorrendo il tempio, notiamo che tutto poggia sulle colonne che sostengono l’insieme. La Chiesa ha visto in esse l’immagine degli Apostoli (cfr. Ef 2, 20). Neanche la vita sacerdotale poggia su sé stessa, ma sulla testimonianza apostolica ricevuta e trasmessa nella Tradizione viva della Chiesa, e custodita dal Magistero (cfr. 1 Cor 11, 2; 2 Tm 1, 13-14). Quando il sacerdote rimane ancorato a questo fondamento, evita di edificare sulla sabbia delle interpretazioni parziali o degli accenti circostanziali, e si fonda sulla roccia salda che lo precede e lo supera (cfr. Mt 7, 24-27).

Prima di giungere al presbiterio, la cattedrale ci mostra luoghi discreti ma fondamentali: nel fonte battesimale nasce il Popolo di Dio; nel confessionale è continuamente rigenerato. Nei sacramenti la grazia si rivela come la forza più reale ed efficace del ministero sacerdotale. Perciò, cari figli, celebrate i sacramenti con dignità e fede, consapevoli che ciò che in essi avviene è la vera forza che edifica la Chiesa e che sono il fine ultimo a cui tutto il nostro ministero è ordinato. Ma non dimenticate che voi non siete la fonte, bensì il canale e che anche voi avete bisogno di bere quell’acqua. Non smettete quindi di confessarvi, di tornare sempre alla misericordia che annunciate. (…)

Guardiamo al centro di tutto, figli miei: qui si rivela che cosa dà senso a ciò che fate ogni giorno e da dove scaturisce il vostro ministero. Sull’altare, attraverso le vostre mani, si rende presente il sacrificio di Cristo nella più alta azione affidata a mani umane; nel tabernacolo resta Colui che avete offerto, affidato nuovamente alle vostre cure. Siate adoratori, uomini di profonda preghiera e insegnate al vostro popolo a fare lo stesso.

Al termine di questo percorso, per essere i sacerdoti di cui la Chiesa ha oggi bisogno, vi lascio lo stesso consiglio del vostro santo concittadino, san Giovanni d’Avila: «Siate tutti suoi» (Sermone 57). Siate santi! "

Crediti fotografici : © Mazur/cbcew.org.uk

Che cosa vuoi fare ?
Consulta la consegna spirituale
Febbraio 2026: donarsi è il bisogno dell’amor
Informati sulle nostre novità
Iscriviti alle nostre attività
Prega in diretta l'ufficio divino
Fòrmati con i nostri dossiers