La guerra civile spagnola
Ogni anno porta con sé una serie di anniversari e commemorazioni di vario genere. Il 2026, non facendo eccezione a questa regola, farà rivivere il ricordo – del resto mai svanito – di una guerra terribile.
Infatti è nel 1936, novant'anni fa, che il popolo spagnolo si è dilaniato. Non sfuggirà al lettore l’importanza di ricordare un evento estraneo alla nostra storia nazionale, se si considera la dura battaglia ideologica che ha caratterizzato questo conflitto: tra i promotori di una Spagna affrancata da ogni eredità cattolica e monarchica – quelli che vengono chiamati repubblicani sono in realtà comunisti – e i difensori di una Spagna tradizionale fedele al proprio patrimonio – il campo dei nazionalisti.
Per comprendere appieno le tensioni che attraversano questo periodo, è necessario fare un passo indietro. Quella che entra nel XX secolo è una Spagna monarchica. La destra, allora al potere, deve affrontare gravi disordini. Ha appena perso gli ultimi territori del suo impero che, alcuni secoli prima, copriva gran parte del territorio sudamericano, in una guerra che la oppone agli Stati Uniti, conflitto che tra l'altro ritarderà la sua industrializzazione. Deve anche gestire la grave epidemia di influenza che imperversa e alla quale la Spagna darà il suo nome. Questi fermenti di malcontento sociale apriranno la porta agli errori della Russia comunista e atea, che diffonderà molto rapidamente i suoi errori in tutta Europa.
Queste difficoltà, maldestramente gestite da una destra gelosa della propria autorità, portarono all'esilio del re Alfonso XIII e alla caduta della monarchia nel 1931. Un clima insurrezionale si diffonde così gradualmente in tutto il paese. I comunisti, che all'epoca avevano dal punto di vista politico il vento in poppa, fecero molto rumore per rimproverare alla destra la situazione instabile del Paese. Proferirono gravi minacce – comprese esplicite minacce di morte – nei confronti dei loro avversari politici, nella più totale impunità.
Per le strade, i religiosi sono percepiti come i grandi complici di un potere ritenuto corrotto. San Josemaría Escrivá de Balaguer testimonia che quando camminava in tonaca gli venivano lanciati sassi e fango. Numerose chiese vengono incendiate. L'assassinio di una grande figura della destra nazionalista, José Calvo Sotelo, provoca la rivolta delle forze nazionaliste e fa precipitare il Paese nella guerra. Ben presto, i due schieramenti prendono possesso di diverse parti del territorio: i comunisti nelle grandi città, i nazionalisti nelle campagne. I comunisti vogliono sradicare i germi di una gioventù che vuole mantenere la Spagna fedele alle sue radici. Condurranno quindi una violenta persecuzione. Il bilancio del conflitto è terribile; è difficile stilare un elenco preciso dei crimini commessi, tanta è la confusione che regna, ma le vittime si contano a decine di migliaia. Il numero dei sacerdoti e dei consacrati martirizzati ammonta a circa 8.000. Duemila di loro sono già stati beatificati; molti altri attendono di esserlo.
La presa di Cartagena, nel sud del Paese, da parte delle truppe nazionaliste di Franco, il 1° aprile 1939, segna la fine di un evento doloroso, che continua ancora oggi a dividere gli spagnoli, a riprova del fatto che la conservazione di un patrimonio comune è garante dell'unità e della pace di una nazione.
Crediti fotografici : © FDRMRZUSA – Corrected alignment key colors-map colors from this source: File:Guerra Civil Española.svg., CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons

