Santa Luisa di Marillac (1/2)
Dall'ansia alla santità (1/2)
Nata nel 1591, visse sotto i regni successivi di Enrico IV, Luigi XIII e Luigi XIV, con tutti i conflitti politici e religiosi legati a quel periodo che costeranno la caduta in disgrazia - o la testa - ai membri più stretti della sua famiglia.
«La mia forza si manifesta nella debolezza». Questa parola di Nostro Signore a San Paolo riassume l'ascesa spirituale di Santa Luisa. Molto amata dal padre, non conobbe sua madre, perché nata da un primo matrimonio, o perché nata fuori dal matrimonio. Quando suo padre, che le voleva molto bene, si risposò, fu praticamente costretta ad andare in un collegio di suore domenicane, dove tra l'altro si trovava la sua prozia che la educò con amore. Ma questo trauma infantile non fu senza conseguenze per la sua grande sensibilità. Dio se ne servì per sviluppare in lei un cuore grande, capace di amare e di avere compassione.
Pur desiderando donarsi interamente a Dio, la sua vocazione fu ostacolata dalla sua salute cagionevole. Fu rifiutata dal convento in cui voleva entrare. La sua famiglia la fece quindi sposare, come era consuetudine all'epoca, con Antoine Le Gras. La sua infanzia, la sua grande sensibilità, la sua vocazione ostacolata e la grave malattia del marito la resero estremamente ansiosa e scrupolosa, il che non le impedì di mettere il suo grande cuore a servizio della sua famiglia e dei più bisognosi. A ciò si aggiunsero tormentosi dubbi sulla fede. Fu in questa grande difficoltà che Dio dispiegò la sua forza aiutandola ad abbandonarsi alla fiducia e a sviluppare le risorse della sua anima, grazie al tramite di San Vincenzo de' Paoli, che Dio le diede, per mezzo di una rivelazione, come direttore spirituale. Poco a poco, questo grande educatore la aiuterà ad «andare a Dio con sincerità e semplicità senza troppi fronzoli», a non sovraccaricarsi di pratiche di pietà e a smettere di tormentarsi in confessioni generali che non finiscono mai.
Santa Luisa si atterrà con fiducia ed energia ai suoi consigli. Dirà: «Devo imparare a rimanere nascosta in Dio, nel desiderio di servirlo senza cercare la testimonianza delle creature. Devo accontentarmi che Dio veda ciò che voglio essere per Lui. Egli vuole che mi doni a Lui affinché operi in me questa disposizione, e io l'ho fatto per Sua grazia.»
Impara così che non si va a Dio se non attraverso l'amore e la fiducia. Sa che da sola «non fa nulla che valga», che senza le virtù «il lavoro sarà quasi inutile», ma ripone la sua fiducia nella Misericordia divina: «Mio Dio, confido nella vostra infinita misericordia e desidero irrevocabilmente amarvi e servirvi con maggiore fedeltà.» Grazie a questa educazione, diventerà lei stessa una grande educatrice delle Figlie della Carità.
Aveva un carattere forte. San Vincenzo le consigliava: «Cerca di essere contenta tra i tuoi motivi di scontento. Rimani allegra e onora la santa tranquillità dell'Anima di Nostro Signore e sii piena di fiducia che Egli guiderà il tuo cuore.»
Continua nel prossimo numero ...


