In Altum

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Creare un'ecologia interiore veramente degna dell'uomo

Pubblicato nella sezione (In Altum n° 180)

Messaggio di San Giovanni Paolo II per la VIII Giornata mondiale del malato, 11 febbraio 2000

Nell'ambito della promozione della salute e di una qualità della vita rettamente intesa, due doveri meritano da parte del cristiano una particolare attenzione.

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Anzitutto la difesa della vita. Nel mondo contemporaneo molti uomini e donne si battono per una migliore qualità della vita nel rispetto della vita stessa e riflettono sull'etica della vita per dissipare la confusione dei valori, presente talora nella cultura odierna. […] Tuttavia, accanto a costoro non mancano quelli che, purtroppo, cooperano alla formazione di una preoccupante cultura di morte con la diffusione di una mentalità intrisa di egoismo e di materialismo edonista e con l'appoggio sociale e legale alla soppressione della vita.

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All'origine di questa cultura sta spesso un atteggiamento prometeico dell'uomo, che si illude di «potersi impadronire della vita e della morte perché decide di esse, mentre in realtà viene sconfitto e schiacciato da una morte irrimediabilmente chiusa ad ogni prospettiva di senso e ad ogni speranza» (Evangelium Vitae, n° 15). Quando la scienza e l'arte medica rischiano di smarrire la loro nativa dimensione etica, gli stessi professionisti del mondo della salute «possono essere talvolta fortemente tentati di trasformarsi in artefici di manipolazioni della vita o addirittura in operatori di morte» (ibid., n° 89).

In questo contesto, i credenti sono chiamati a sviluppare uno sguardo di fede sul valore sublime e misterioso della vita, anche quando essa si presenta fragile e vulnerabile.

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Il secondo dovere, al quale i cristiani non possono sottrarsi, concerne, la promozione di una salute degna dell'uomo. Nella nostra società vi è il rischio di fare della salute un idolo a cui viene asservito ogni altro valore. La visione cristiana dell'uomo contrasta con una nozione di salute ridotta a pura vitalità esuberante, soddisfatta della propria efficienza fisica ed assolutamente preclusa ad ogni considerazione positiva della sofferenza. Tale visione, trascurando le dimensioni spirituali e sociali della persona, finisce per pregiudicarne il vero bene. Proprio perché la salute non si limita alla perfezione biologica, anche la vita vissuta nella sofferenza offre spazi di crescita e di autorealizzazione ed apre la strada verso la scoperta di nuovi valori.

Questa visione della salute, fondata in una antropologia rispettosa della persona nella sua integralità, lungi dall'identificarsi con la semplice assenza di malattie, si pone come tensione verso una più piena armonia ed un sano equilibrio a livello fisico, psichico, spirituale e sociale. […]

Questo modello di salute impegna la Chiesa e la società a creare un'ecologia degna dell'uomo. […] All'ecologia esterna alla persona, però, deve congiungersi un'ecologia interiore e morale, la sola adeguata ad un retto concetto di salute.

Considerata nella sua integralità, la salute dell'uomo diventa, così, attributo della vita, risorsa per il servizio al prossimo ed apertura all'accoglienza della salvezza.

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