In Altum

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Diario di viaggio

Pubblicato nella sezione (In Altum n° 179)

Una donna dell'antichità racconta il suo pellegrinaggio in Terra Santa

Fare un pellegrinaggio oggi è piuttosto facile se ci si dota dei mezzi necessari. Possiamo partire da soli o in gruppo, con mezzi propri o tramite un'organizzazione. È proprio quello che ha fatto una donna alla fine del IV secolo o all'inizio del V. In effetti, nel 1884, in un convento di Arezzo, è stato scoperto un manoscritto che narra il pellegrinaggio di una nobildonna romana. Questo manoscritto ci è però pervenuto incompleto. Non c'è né inizio né fine. Così, la nostra pellegrina si trova nella regione del Sinai già dall'inizio del testo senza che si sappia come ci sia arrivata. E il racconto termina bruscamente, nel bel mezzo di una frase, mentre il pellegrinaggio non è ancora giunto al termine: «Il quarto giorno...».

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Il manoscritto non ci fornisce né il nome del destinatario né quello dell'autrice. Illustri specialisti si sono a lungo interrogati su tale questione. Per quanto riguarda il destinatario, la pellegrina si rivolge più volte alle sue «sorelle» senza fornire ulteriori precisazioni. Ma è sul nome della pellegrina che hanno ragionato a lungo. Alcuni hanno visto in questa donna Galla Placidia, la figlia dell'imperatore Teodosio. Altri pensano che si tratti di Silvia, la sorella di Rufino d'Aquitania. Inizialmente prevalse il secondo nome e così le riviste specializzate pubblicarono il manoscritto con il titolo Silvia, diario di viaggio. Tuttavia, nel 1903, un benedettino rilanciò il dibattito stabilendo un collegamento tra questo manoscritto e una lettera del VII secolo in cui un monaco elogiava una certa Eteria che aveva compiuto un pellegrinaggio di diversi anni nei luoghi santi e in Egitto. Egli esaltava i meriti di questa donna che aveva osato intraprendere un viaggio lungo e difficile. Il monaco la menziona una volta nella sua lettera come la vergine Eteria. Possiamo quindi supporre che facesse parte dell'ordine delle vergini. Da ciò possiamo dedurre che le sue «sorelle» potrebbero non essere sorelle naturali, ma altre vergini consacrate.

Veniamo ora al contenuto del testo, che è di interesse in diversi ambiti. In primo luogo, Eteria ci fornisce numerose informazioni topografiche sui luoghi che il popolo d'Israele attraversò durante la sua uscita dall'Egitto e il suo esodo durato quarantanni. Infatti, ci descrive il monte Sinai, nonché i luoghi precisi in cui Mosè vide il roveto ardente e ricevette da Dio le tavole della legge. Questi luoghi e molti altri erano conosciuti in quei primi secoli, e i monaci si stabilivano nelle vicinanze per pregare e farli scoprire ai pellegrini. Eteria, difatti, racconta più volte della calorosa accoglienza di questi monaci che la accompagnavano ogni volta nei luoghi.

Il secondo grande interesse di questo diario di viaggio è di natura liturgica, poiché la nostra pellegrina ha potuto assistere alle numerose funzioni religiose di Gerusalemme. Abbiamo così dettagli precisi sulla liturgia dei luoghi santi.

Non c'è dubbio che Silvia o Eteria abbia ricevuto numerose grazie... perché se ne è data i mezzi. E voi, qual è la vostra prossima meta di pellegrinaggio?

 

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